Ti accorgerai dell’aumento solo alla cassa, quando il solito pacchetto ti sembrerà “un po’ troppo caro”. Il problema è che non è un rincaro isolato: è l’inizio di una serie di aumenti programmati che andranno avanti per anni. Da oggi sigarette, sigari, tabacco trinciato e perfino sigarette elettroniche costano di più per legge. Non è una scelta dei tabaccai di Milano o Roma: è l’effetto della legge di bilancio, che ha ritoccato al rialzo le accise sul tabacco e sui liquidi da svapo, con rincari fino a 30 centesimi a pacchetto per alcuni marchi come John Player Special, Gauloises e West.
Il rincaro che non si ferma nel 2026 (e che molti sottovalutano)

La parte che molti fumatori ignorano è che questo aumento è solo il primo gradino.
Lo Stato ha deciso una scaletta precisa: le imposte minime sulle sigarette saliranno anno dopo anno fino al 2028.
Le accise sulle sigarette passano da 29,50 euro ogni 1.000 pezzi nel 2025 a 32 euro nel 2026, poi 35,50 euro nel 2027 e 38,50 euro nel 2028. Tradotto: il prezzo al banco non smetterà di salire, anche se la confezione ti sembrerà sempre la stessa.
Lo stesso meccanismo colpisce:
- i sigaretti, con accisa minima che salirà gradualmente da 37 a 51 euro al chilo convenzionale
- il tabacco trinciato per rollare, che arriverà a 169,50 euro al chilo convenzionale dal 2028
Se oggi ti consoli pensando “sono solo pochi centesimi”, il rischio è di non vedere il costo reale a fine anno. Un fumatore abituale che compra un pacchetto al giorno, con aumenti di 20-30 centesimi, può ritrovarsi a spendere oltre 100 euro in più l’anno senza quasi accorgersene.
Secondo le stime del governo, riportate da diverse testate tra cui ANSA, questi aumenti garantiranno 1,47 miliardi di euro di gettito extra tra 2026 e 2028, in aggiunta ai circa 15 miliardi l’anno che le tasse sul tabacco già portano nelle casse pubbliche. Associazioni come Assoutenti, per voce del presidente Gabriele Melluso, chiedono che almeno una parte di queste entrate venga destinata a prevenzione e lotta al fumo, soprattutto tra i più giovani.
Anche le sigarette elettroniche pagano il conto (spesso senza che chi svapa lo sappia)
Molti hanno scelto la sigaretta elettronica pensando di spendere meno rispetto al pacchetto tradizionale.
Il problema è che anche i liquidi da inalazione, con e senza nicotina, entrano nel mirino delle nuove accise.
Per i liquidi con nicotina il coefficiente d’imposta sale al 18% nel 2026, al 20% nel 2027 e al 22% dal 2028.
Per quelli senza nicotina, le aliquote saranno del 13%, poi 15% e infine 17%.
Se ricarichi spesso la tua e-cig a Torino o Napoli comprando boccette “piccole ma frequenti”, potresti non notare subito il rincaro sul singolo flacone. Ma il portafoglio se ne accorge: a fine mese la spesa complessiva può avvicinarsi a quella di un fumatore tradizionale, soprattutto se alterni svapo e sigarette.
Un controllo rapido che puoi fare già oggi è questo: confronta quanto spendevi in tabacco o liquidi sei mesi fa con quanto spendi ora, prendendo l’estratto conto o le ricevute del tabaccaio. Molti scoprono così di aver trasformato una “piccola abitudine” in una voce di spesa fissa che pesa quanto una bolletta luce o gas.
ISTAT da anni segnala come il fumo resti diffusissimo in Italia, con circa 1 italiano su 4 dipendente dalle sigarette. In un contesto del genere, ogni aumento di pochi centesimi diventa un moltiplicatore enorme, sia per lo Stato sia per il bilancio di famiglia.
La vera scelta, oggi, non è solo “quale marca fumare”, ma quanto sei disposto a far crescere questa spesa nei prossimi tre anni, sapendo che gli aumenti sono già scritti nero su bianco.




