I sedimenti trasportati dal fiume Nilo hanno seppellito i resti a diversi metri di profondità. Alcune immagini scattate dal Sentinel-1 hanno facilitato gli scavi. Una ricerca pubblicata sulla rivista Acta Geophysica ha portato alla luce una scoperta sorprendente nel sito di Tell el-Fara’in, conosciuto nell’antichità come Per-Wadjet o Buto, le cui origini risalgono a 6.000 anni fa. Nello specifico, si tratta di una struttura finora sconosciuta che è rimasta sepolta 2.600 anni fa sotto strati di sedimenti nel delta del Nilo. La complessa stratigrafia dell’area, caratterizzata da continue ricostruzioni successive, ha tradizionalmente reso difficili gli scavi archeologici nella zona. Di fronte a queste limitazioni, un team guidato da Mohamed Abouarab, dell’Università di Kafrelsheikh, ha scelto di combinare la tecnologia satellitare europea con metodi geofisici. Nello specifico, hanno utilizzato immagini del satellite Sentinel-1 insieme a tecniche di tomografia a resistività elettrica per esplorare il sottosuolo senza scavare.
Tecnologia spaziale applicata all’archeologia
Il processo è iniziato con l’identificazione di anomalie in superficie tramite radar. Queste irregolarità indicavano possibili strutture sepolte, il che ha portato i ricercatori a selezionare 15 zone prioritarie all’interno dell’area denominata Kom C per un’analisi più dettagliata. Successivamente, gli scienziati hanno dispiegato un sistema di 24 elettrodi collegati lungo un cavo di 69 metri. Questo dispositivo ha permesso di inviare correnti elettriche al terreno e misurarne il comportamento, generando fino a 1.332 letture che hanno funzionato come una sorta di scanner tridimensionale del sottosuolo.
I risultati hanno confermato la presenza di una struttura in mattoni di fango parzialmente sepolta, con dimensioni approssimative di 25 per 20 metri e situata a una profondità compresa tra i 3 e i 6 metri. Secondo i ricercatori: “Gli algoritmi di inversione 3D sono stati particolarmente efficaci nel delineare muri in mattoni di fango e strutture architettoniche sepolte”.
Un possibile tempio nascosto sotto il delta del Nilo
Gli scavi successivi hanno confermato i dati ottenuti dagli scanner. L’edificio risale a circa 2.600 anni fa, quindi corrisponde al periodo saita, la 26ª dinastia dell’antico Egitto, proprio prima della conquista persiana nel 525 a.C.
All’interno sono stati rinvenuti numerosi oggetti rituali, tra cui amuleti e figure che rappresentano divinità come Iside, Horus, Taweret e la stessa Wadjet. Spicca anche una figura ibrida che combina tratti di babbuino, falco e del dio nano Patikos, il che rafforza l’ipotesi di un uso religioso del complesso. I ricercatori sostengono che “la presenza di amuleti, altari e altri oggetti rituali suggerisce che il sito potesse funzionare come un tempio o un complesso religioso”. Tuttavia, avvertono che la funzione esatta dell’edificio rimane ancora da determinare con precisione e richiederà nuove campagne archeologiche.







